“Pensiamo che il corpo abbia un perimetro definito e sia una cosa determinata e precisa da gestire…
invece il ritorno è solo IL MODO e non c’è il modo giusto.”
È l’8 giugno, la mattina presto. C’è ancora silenzio mentre cammino e i rumori arrivano uno alla volta.
Oggi inizio a raccontare il mio ritorno al corpo…
Sono uscita di casa con un carico di aspettative: torno in palestra perché voglio rimettermi in forma, ma non voglio farlo in maniera automatica, voglio accorgermi!
Abbiamo un’idea di corpo così piccola, lo pensiamo come un oggetto chiuso, e invece custodisce significati più ampi.
E mi arriva subito la lista invisibile di cose che dovrei fare: dovrei già essere in palestra, aver già fatto l’abbonamento, dovrei essere più organizzata.
Ecco, mentre cammino, mi accorgo di questo meccanismo sottile. Ho bisogno di uno schema: sapere cosa devo fare, avere una lista di cose in ordine mi dà una sensazione di sicurezza. Sembra proteggermi.
Eppure, in questo modo perdo un po’ di presenza. Mi sento stretta, quasi fossi diventata un ingranaggio che esegue, e non, invece, un corpo che sente.
L’automatismo, la nostra biologia e il ritorno al corpo
Da un punto di vista biologico e neurofisiologico, quando il nostro sistema nervoso si sente sotto pressione o guidato dalle aspettative, cerca la via più nota ed economica: la ripetizione. È una strategia di protezione.
Ma questa sicurezza ha un costo: ci toglie lo spazio per Altro… ci toglie il presente?
La sensazione di restrizione abbinata al fatto che… No dai dai non alle 7 del mattino nel giorno in cui avevo deciso di prendermi un bello spazio e di ritrovare comodità!!!
Ecco, grazie a questo, camminando, ho scelto di spostare l’attenzione sui sensi – sui suoni che si muovono attorno a me, sull’effetto delle cose che si avvicinano e si allontanano – la mente ha cambiato registro, sembra essersi liberata.
Non è stata una tecnica respiratoria o meditativa applicata dall’alto (o forse tutte le tecniche che ho studiato si sono manifestate all’improvviso!): mi è venuto spontaneo accedere ai sensi, utilizzare ciò che abbiamo già a disposizione.
Non c’è un modo giusto
Spesso cerchiamo la formula perfetta per stare nel corpo, la tecnica ideale, il protocollo rigidamente impostato.
Ma la verità è che il corpo non è un oggetto fisso da comprendere.
Il ritorno al corpo è la cosa fondamentale, e non c’è il modo giusto.
Solo l’ascolto di ciò che c’è…
e basta.
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